RAVENNA FESTIVAL A LUGO: QUATTRO APPUNTAMENTI SOTTO LE STELLE DEL PAVAGLIONE
Tra il 24 e il 30 luglio, sempre alle 21.30, con Brunori Sas, Bollani, Dna e l’omaggio a Bacalov

Ravenna Festival, nella decisiva partita per riportare lo spettacolo dal vivo in scena, scende in campo anche a Lugo: il Pavaglione, il quadriportico settecentesco emblema di una cittadina vivace e vitale, accoglierà quattro appuntamenti sotto le stelle tra il 24 e il 30 luglio, tutti alle 21.30, abbracciando anche due serate di Lugocontemporanea. Il ritorno del Festival a Lugo, in collaborazione con il Comune, si apre venerdì 24 con Brunori Sas, cantore e cantautore capace di spaziare dai grandi temi universali alle micro-storie del nostro quotidiano (è uscito a gennaio il suo ultimo disco Cip!); sabato 25 è invece il pianista-fantasista Stefano Bollani a mettere le mani su nientemeno che Jesus Christ Superstar, per restituirci in prima assoluta le sue Piano Variations delle musiche di Lloyd Webber e Tim Rice. Le vittorie e i progressi della ricerca sono al centro di DNA, spettacolo multimediale che domenica 26 dà voce alla scienza, unendo la narrazione di un campione della divulgazione colta come Telmo Pievani alla musica dei Deproducers. Giovedì 30 luglio Maria Grazia Cucinotta, Vittorio De Scalzi dei New Trolls e il quartetto Ànema rendono omaggio a Luis Bacalov, ripercorrendone Una vita da film – spettacolo ideato dallo stesso Bacalov assieme a Carlos Branca – attraverso le colonne sonore delle pellicole di Corbucci, Fellini, Pasolini…e ovviamente de “Il postino”. Cinquecento i posti disponibili al Pavaglione, dove saranno applicate tutte le norme di distanziamento per la sicurezza di artisti, personale e pubblico.

Venerdì 24 luglio è tempo di ricredersi: esistono ancora cantautori che hanno qualcosa da dire, e tutti da emozionare. Dario Brunori, in arte Brunori Sas – società in accomandita semplice, l’impresa di famiglia – ne è la prova vivente: calabrese, di San Fili, tremila anime in provincia di Cosenza, si porta cucita addosso un’attitudine sarcastica ma anche poetica, disillusa eppure nostalgica, figlia della sua (a volte amara) terra. Apripista di una nuova generazione dell’indie-pop nostrano ed erede consapevole della tradizione cantautoriale, Brunori racconta di Cip!, quinto disco di una fortunata serie iniziata nel 2009: “c’è molto del mio modo di vivere la Calabria. Ci sono il silenzio, la natura, la montagna alle spalle, una montagna che puoi quasi sentirla respirare… è quel mondo immutabile, di impronta millenaria che ha contribuito a creare il tono di Cip!”. Per Ravenna Festival, dove apre il proprio tour estivo, Brunori ha scelto il live in acustico – perfetto per la sua musica, che mai pontifica e sempre osserva, pochi accordi e testi che catturano le confusioni di una generazione precaria di lavoro e sentimenti, in fuga continua dai luoghi e da se stessi.

Sabato 25 luglio, Stefano Bollani. E basterebbe il nome, ché Bollani è uno di cui non si finirebbe mai di dir bene, orgoglio nazionale che ha inciso di tutto: la canzone italiana o il cameristico jazz della ECM, l’omaggio a Zappa e l’imitazione dei cantanti pop, l’improvvisazione spericolata e le carezze della bossa nova,  progetti orchestrali e spiazzanti concerti in solo. Come i migliori jazzisti, il vulcanico Bollani non ha bisogno di inventare musica perché la contiene e ne fa, letteralmente, ciò che vuole. E, abituato com’è a farsi uno e trino – musicista ma anche attore, scrittore e conduttore – ora presenta a Lugo, in prima assoluta, le sue Piano Variations on Jesus Christ Superstar, a cinquant’anni dall’uscita dell’album.  “Avevo 14 anni quando vidi per la prima volta lo spettacolo in tv – ricorda Bollani – e ne rimasi folgorato. Ho coltivato questa passione per anni fino a quando mi sono deciso a confrontarmi con quest’opera: mi sono divertito a smontare e rimontare quelle musiche straordinarie, una vera miniera cui attingere, preservandone la struttura narrativa originale”. Un’impresa cui lo stesso Webber ha dato il proprio consenso.

Domenica 26 luglio è protagonista una storia che accomuna ogni essere umano, quella che dalla formazione delle prime cellule arriva alla comparsa dell’Homo sapiens, fino alle conquiste della genetica. Divulgare la scienza e le a volte tortuose strade della ricerca è il cavallo di battaglia dei Deproducers, attraverso spettacoli multimediali che uniscono brani musicali inediti, immagini suggestive e una scenografia costruita ad hoc. In DNA, una produzione di Fondazione AIRC in collaborazione con i Deproducers, veste i panni del front-man un eminente filosofo ed evoluzionista, Telmo Pievani, titolare, presso l’Università di Padova, della prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche. Questo narratore d’eccezione è affiancato dal canto di Roberto Angelini, mentre chitarra, basso e tastiere dialogano al ritmo dell’evoluzione della vita.

Giovedì 30 luglio l’itinerario del Festival si conclude con un viaggio attraverso la musica e il genio di Luis Bacalov, compositore argentino che dell’Italia aveva fatto la propria casa; e che nel cinema, ma anche nel mondo della canzone, aveva trovato il proprio terreno espressivo. Basterebbero alcuni nomi a suggerire la poliedrica ricchezza del suo gesto musicale: amico fraterno di Ennio Morricone, ma anche pianista di Claudio Villa e collaboratore alla RCA in centinaia di canzoni, da Mia Martini a Sergio Endrigo. Secondo un copione che egli stesso ha imbastito prima di morire nel 2017, in Una vita da film sfilano le sue grandi colonne sonore, dal Django di Corbucci alla Città delle donne di Fellini, al Vangelo secondo Matteo di Pasolini, raccontate da Maria Grazia Cucinotta, protagonista de Il postino, il film che gli valse l’Oscar. A farle compagnia un musicista come Vittorio De Scalzi, ovvero un New Trolls, perché anche il leggendario Concerto grosso si deve a Bacalov, e il sestetto Ànema.