Venerdì 1 ottobre, al Teatro Alighieri, debutta la nuova produzione Faust rapsodia. Repliche 2 e 3 ottobre

Una mappa dell’anima e una storia che nessuno finirà mai di raccontare: è questo, nelle parole del regista Luca Micheletti, il mito di Faust, la cui ultima incarnazione, che combina versi di Goethe e musiche di Robert Schumann, sarà in scena al Teatro Alighieri. Venerdì 1 ottobre debutta infatti Faust rapsodia (repliche 2 e 3 ottobre), seconda del trittico di prime – dopo Dante Metànoia di e con Sergei Polunin e in attesa di Paradiso XXXIII di e con Elio Germano e Teho Teardo, dall’11 al 13 ottobre – che sta guidando la Trilogia d’Autunno tra i linguaggi della danza, della musica e della parola per coronare la dedica a Dante della XXXII edizione di Ravenna Festival. Il viaggio di Faust e del suo diabolico compagno è affidato alla regia di Micheletti e alla direzione musicale di Antonio Greco, sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e del Coro Cherubini. Si dividono i panni di Faust il baritono Vito Priante e l’attore Edoardo Siravo; a Margherita darà corpo e voce il soprano Elisa Balbo; il basso Riccardo Zanellato e l’attore Roberto Latini sono invece il doppio volto di Mefistofele. Le tre serate si aprono nella Basilica di S. Francesco, alle 19.30, con Quanto in femmina foco d’amor, breve azione scenica sulle figure femminili della Commedia, accessibile con lo stesso biglietto di Faust rapsodia e precedente l’appuntamento delle 21 a Teatro, dove la platea accoglie l’orchestra per garantirne il distanziamento e il pubblico occupa palchi, galleria e loggione. La Trilogia d’Autunno di Ravenna Festival, di cui Eni è partner principale, è resa possibile dal sostegno del Comune di Ravenna, della Camera di Commercio, della Regione Emilia Romagna e del Ministero della Cultura, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna.

Ha già vissuto molte vite, Faust, quando incontra Goethe e nel suo poema trova profilo universale. Protagonista di una ricca e variegata leggenda del tardo Medioevo tedesco, il tormentato filosofo, scienziato e negromante che per placare la propria sete di conoscenza e giovinezza vende la propria anima al diavolo fa capolino nel teatro di strada e fra i burattini, sul palcoscenico elisabettiano, in tutta quella letteratura che, più o meno esplicitamente, a lui si ispira. “Faust ha una fisionomia incredibilmente cangiante – sottolinea il regista Luca Micheletti – Come spesso avviene nei miti, un racconto univoco e ordinato è impossibile; possibile è solo l’esplorazione di una galassia tematica, zeppa di varianti e incongruenze, metamorfosi e ambiguità. Lo stesso Goethe s’abbandona all’apparentemente disordinata giustapposizione di episodi e stili, ritesse una trama che si trasfigura in autobiografica riflessione sul sé creativo dell’artista, i suoi tormenti e i suoi approdi, i suoi intimi patemi e le sue ambiziose aspirazioni”. Assecondando il monito dello stesso letterato tedesco, Micheletti ha trovato nel teatro il solo luogo in cui sia possibile attraversare l’universo “dal Ciel sino all’inferno”.

Non è un caso, dunque, che la nuova produzione abbia scelto il termine rapsodia per suggerire il proprio carattere inedito e visionario, capace di rispecchiare la vocazione frammentaria delle opere originali. Faust rapsodia è un mosaico composto di numeri dall’incompiuto oratorio profano di Schumann in dialogo con quadri del poema goethiano – entrambi in traduzioni italiane ottocentesche, rispettivamente di Vittorio Radicati, genero del compositore, e di Andrea Maffei. In scena, sia Faust che Mefistofele hanno un vero e proprio “doppio”: il primo è sia un attore, Edoardo Siravo, che lamenta il nulla che lo attanaglia, sia un cantante, Vito Priante, che dà corpo all’anima più giovane e nobile del protagonista; Mefistofele, interpretato da Roberto Latini, raddoppia se stesso nello Spirito d’abisso di Riccardo Zanellato, che canta la celebre scena in chiesa. Al contrario, Margherita, creatura umana e umile, ha la sola voce di Elisa Balbo, trasfigurata però anche nel tremendo fantasma della “Cura”. Il cast si completa con il gruppo dei DanzActori, costante presenza delle Trilogie, e gli interpreti che da anni condividono con il regista l’esperienza intorno all’opera di Goethe nel contesto formativo del Belfort Theatre Campus a Piuro, tra Lombardia e Svizzera. Il team creativo conta invece Ezio Antonelli (scene, sculture e video), Anna Biagiotti (costumi) e Fabrizio Ballini (luci).

Se, proprio come Dante, Faust conosce la redenzione per tramite della donna amata, è alle figure femminili della Commedia che si ispira Quanto in femmina foco d’amor, ideale ponte che unisce la Basilica che ospitò i funerali del Poeta sette secoli fa al palcoscenico del Teatro Alighieri. Da un’idea di Cristina Mazzavillani Muti e su testo di Francesca Masi per la mise en espace dello stesso Micheletti, questo “mistero per voci e pellegrine”, della durata di circa mezz’ora, vedrà le dantesche Francesca, Pia, Sapia, Piccarda e Cunizza intessere una preghiera di donne – le musiche sono quelle dei mottetti “O Maria Maris Stella” e “Salve Virgo Regina” dal codice di Las Huelgas – che si dipana fra Eva e Maria, inizio e fine del dinamismo del mondo, cantato e danzato dall’edenica Matelda (le musiche sono q Una pellegrina penitente le ascolta e si unisce a loro; “penitente” è anche la definizione di “colei che fu un tempo Margherita” nell’ultima scena del poema di Goethe, quella della trasfigurazione di Faust. Dopo tutto Dante e Faust sono entrambi fra i più grandi esploratori dei confini dell’umano, viaggiatori ultramondani che attraversano inferni e paradisi – là dove il sovrannaturale diventa strumento per interrogarsi sulla “commedia”, appunto, dell’Uomo.

Info e prevendite 0544 249244 www.ravennafestival.org
Biglietti da 20 a 40 Euro, under 18 5 Euro
Sottotitoli e trama del libretto sono disponibili in diretta su smartphone e tablet con l’app gratuita Lyri