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Create Date24 giugno 2017
Last Updated24 giugno 2017

Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, domenica 25 giugno ore 21.30

Domenica 25 giugno alle 21.30, nella Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, torna a Ravenna (già apprezzato al Festival nel 2000 e nel 2006) il Coro del Patriarcato Ortodosso di Mosca, con un programma dedicato in massima parte alla polifonia russa del Cinquecento e Seicento. Armonie e sonorità lontane, nello spazio e nel tempo, capaci di trascinarci in una dimensione evocatrice di profondità mistiche perdute: sono le gemme rare che sgorgano dalla voce di questo straordinario coro, che Anatolij Grindenko ha fondato oltre trent’anni fa, nel 1985, per restituire vitalità ai canti liturgici della tradizione russo-ortodossa di quell’età dell’oro oramai dimenticata che furono i secoli XVI e XVII. Dodici voci maschili, rigorosamente a cappella, di toccante semplicità e intonazione in un canto che si fa pura preghiera. Il coro, pur esibendosi regolarmente nel proprio contesto rituale, è anche un vero e proprio laboratorio di ricerca, i cui frutti conquistano da anni il pubblico delle sale da concerto di tutto il mondo, lasciando testimonianza in incisioni discografiche pluripremiate.

La polifonia russa del Cinquecento e Seicento, al centro del programma scelto per Ravenna, è uno degli esempi di come la riforma musicale partita da San Giovanni Damasceno abbia potuto far evolvere le composizioni secondo un principio di perdita della dimensione personale dell’individuo a favore della comunità degli uomini. La preghiera cantata, in questo modo, diviene manifesto vivo e pulsante dell’intenzione comune della società tutta. Alla luce di ciò risulta facile intuire il motivo per cui gli strumenti siano non solo evitati, ma addirittura vietati all’interno della liturgia, proprio per mantenere quella dimensione umana che si connette al divino senza necessità di ricorrere ad alcun artefatto.

Tra i compositori russi che nel corso dei secoli hanno scritto musica sacra non vi sono solo musicisti, bensì anche nobili tra i quali spicca la figura dello zar Aleksejej Michajlovič, passato alla storia come padre di Pietro il Grande, di cui sarà proposto l’Inno alla Madre di Dio. Il programma sconfina poi nel Settecento - secolo che si caratterizza per l’europeizzazione degli stilemi compositivi, grazie anche all’opera di colonizzazione degli italiani, tra tutti Galuppi, Paisiello e Sarti - con il compositore che più di tutti si distingue in quest’epoca Dmitri Bortnjanskij, allievo diretto di Galuppi, nominato nel 1779 direttore del coro della chiesa dell'imperatrice. Di Bortnjanskij infatti sono O cancelli del cielo, porta della salvezza e il Te Deum. Risale invece al periodo antecedente alla restaurazione un tentativo di recupero degli elementi più tradizionali grazie al lavoro di Pavel Česnokov – di cui sarà eseguito il Pregate la Madre di Dio - che però viene interrotto proprio quando il regime comincia la sua politica antireligiosa. La storia del Patriarcato Ortodosso di Mosca si intreccia infatti con quella della Rivoluzione d’ottobre, poiché, dopo essere stato abolito due secoli prima da Pietro il Grande a favore del Santo Sinodo Governante, emanazione del potere dello zar, viene restaurato subito dopo la Rivoluzione, senza tuttavia aver vita facile poiché ritenuto alleato degli anti-bolscevichi.

Info e prevendite: tel. 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietto (posto unico non numerato): 20 euro (18 ridotto).
I giovani al festival’: fino a 14 anni, 5 euro; da 14 a 18 anni e universitari 9 euro

Basilica di Sant’Apollinare nuovo, domenica 25 giugno ore 21.30
Coro del Patriarcato Ortodosso di Mosca
Anatolij Grindenko
direttore

Le lacrime di Adamo (lirica sacra di origine popolare, anonimo, XVII sec)
Là, presso i fiumi di Babilonia - Salmo 137 (polifonia russa, anonimo, XVI sec.)
Ecco che viene lo sposo (polifonia russa, anonimo, XVI sec.)
Il ladro saggio (polifonia russa, anonimo, XVII sec.)
Giuseppe con Nicodemo (canto bulgaro, anonimo, XVII sec.)
O mite luce (polifonia russa, anonimo, XVII sec.)
Inno alla Madre di Dio (polifonia russa, anonimo, XVI sec.)
Beato l’uomo, Alleluia (polifonia russa, anonimo, XVII sec.)
Kyrie eleison  (Thomas Tallis 1505-1558)
Inno alla Madre di Dio (Zar Aleksejej Michajlovič 1629-1676)
O cancelli del cielo, porta della salvezza / Te Deum (Dmitrij Bortnjanskij 1751-1825)
Pregate la Madre di Dio (Pavel Česnokov 1877-1944)
Canti popolari russi

Fondato nel 1985 da Analtolij Grindenko, il Coro del Patriarcato Ortodosso di Mosca è uno dei pochi cori ufficialmente autorizzati a rappresentare la Chiesa Ortodossa Russa e, nonostante le difficoltà legate alla situazione politica incontrate nei primi anni di attività, è riuscito a tenere concerti pubblici contribuendo al recupero dell’antica liturgia ortodossa. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, poi, il Coro si è esibito in molte sale da concerto e chiese in tutta Europa, partecipando inoltre a festival prestigiosi, dalle Settimane Musicali di Merano alle Nuits Musicales in Armagnac, dal Berliner Festwochen al Festival di Salisburgo, poi nei festival di Basilea e Berna, di Lockenhaus, Graz e Ravenna. E tuttora tiene regolarmente concerti in Francia, Olanda, Inghilterra, Finlandia, Germania, Spagna, Israele, Stati Uniti e Italia. Numerose anche le incisioni: il Coro ha registrato tredici cd, in molti casi prime mondiali, che hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti quali il Diapason D’Or e lo Choc du Monde de la Musique.
Grazie al lavoro del maestro Grindenko, il Coro ha contribuito alla trasformazione dell’immagine della cultura musicale russa, che solitamente viene messa in relazione con i nomi dei più famosi compositori del XIX e XX secolo, dimenticando che anche nei secoli XVI e XVII la Russia ha goduto di un’età dell’oro musicale, con una ricca fioritura della tradizione corale. Il Coro del Patriarcato Russo diffonde proprio questa tradizione presso il pubblico più ampio combinando, come nessun altro in questo ambito, la più attenta ricerca musicologica con una viva pratica della liturgia ortodossa.

Nato a Char’kov in Ucraina, Anatolij Grindenko si è formato musicalmente nel cuore della Russia, studiando violino a San Pietroburgo e a Mosca. Dopo aver terminato gli studi al Conservatorio della capitale, ha tenuto diversi concerti in patria, ma anche all’estero, come solista di viola da gamba e insieme alla sorella Tatiana Grindenko (violino) e Alexej Lubimov (clavicembalo). Come membro del trio barocco di Mosca Orpharyon, ha preso parte a molti festival di musica antica, tra gli altri quelli di Utrecht, Columbus (Stati Uniti), Tallin, Riga, Lipsia (Bachfestival). Oltre all’attività musicale, Grindenko, sotto la direzione dell’onorevole restauratore russo Adolf Ovchinnikov, ha dipinto icone secondo gli antichi canoni. Nel 1983 ha dato vita al Coro degli studenti dei seminari e dell’Accademia teologica a Troitse-Sergieva con il proposito di ripristinare gli antichi canti corali russi, e già l’anno successivo ha preparato il coro per l’inaugurazione del monastero Danilovsky a Mosca. Un percorso che lo ha portato nel 1985 a fondare, sotto la benedizione dell’arcivescovo Pitrim, il Coro Maschile del Patriarcato Ortodosso di Mosca. Da quel momento in poi il Coro ha regolarmente accompagnato le liturgie ecclesiastiche utilizzando gli antichi mottetti russi, con l’obiettivo da un lato di rispristinare gli antichi canti corali russi, dall’altro, appunto, di tornare alla pratica del servizio in chiesa. Il risultato della riflessione filosofica e teologica relativa all’antica arte russa, e ai suoi legami con le arti egiziana e bizantina, si legge nel volume Harmonia Divina che Grindenko firma insieme al celebre restauratore Ovchinnikov, pubblicato da Opus 111 a Parigi nel 1998. Anatolij Grindenko si misura nella preparzione e nella direzione di molteplici cori, sia in Russia che all’estero, sia con programmi a cappella che con orchestra. Tiene regolarmente masterclass.


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