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Create Date21 giugno 2017
Last Updated21 giugno 2017

Giovedì 22 giugno:

  • ore 15.30 Sala Corelli del Teatro Alighieri | dimostrazione di musica carnatica con Ranjani & Gayatri
  • ore 18 Sala Corelli del Teatro Alighieri | proiezione del film-documentario “Alain Daniélou: Il Labirinto di una vita” regia Riccardo Biadene (ingresso libero)
  • ore 21.30 Basilica di San Vitale| Escape into Night Ragas Debasmita Bhattacharya sarod e Gurdain Rayatt tabla

Esce per la prima volta dalla Gran Bretagna il Darbar Festival e approda a Ravenna per portare i migliori musicisti della tradizione classica nella basiliche ravennati e al Teatro Alighieri dal 22 al 24 giugno, in un programma che permette di esplorare i virtuosismi vocali e strumentali della musica indostana e carnatica, il canto dhrupad e il canto khayal in concerti e lezioni dimostrative. A cornice degli appuntamenti musicali, sono previste lezioni di hatha yoga e la proiezione del film Alain Daniélou: il Labirinto di una vita di Riccardo Biadene, dedicato al celebre studioso della musica indiana.Fondato a Leicester nel 2006 e successivamente trasferitosi a Londra dove si svolge ogni anno, il Darbar Festival nasce in omaggio al grande suonatore di tabla Bhai Gurmit Singh Virdee, scomparso nel 2005, con l’intento proporre, fuori dall’India, il meglio della musica classica indiana, favorendone la conoscenza a un pubblico il più possibile eterogeneo e che possa imparare a considerarla un proprio patrimonio culturale alla pari della musica colta occidentale, del teatro di Shakespeare, o delle opere di Dante Alighieri.

Il termine Darbar è un titolo onorifico che veniva attribuito ai sovrani e al loro entourage di nobili che, oltre agli importanti incarichi di governo, avevano il compito di individuare il meglio della produzione artistica. Così il Darbar Festival, ogni anno a Londra e quest’anno anche a Ravenna, seleziona musicisti provenienti dalle varie tradizioni musicali classiche indiane, cercando di rappresentare gli stili principali: “il pubblico avrà modo di partecipare a un autentico festival di musica indiana a casa propria, venendo a conoscenza dei suoi quattro principali stili: la musica indostana, del nord dell’India, la musica carnatica dal sud, il dhrupad, la più antica e più evoluta tradizione indiana che ha origine nella musica devozionale dei templi, e infine le sonorità e i ritmi delle percussioni” afferma Sandeep Virdee, fondatore e direttore artistico del Darbar Festival. Il pubblico stesso, i luoghi e gli orari scelti per i concerti avranno un ruolo particolare: “i musicisti classici indiani” ricorda ancora Sandeep Virdee “si formano, in un percorso lungo vari decenni, per improvvisare e pertanto suonano molto intuitivamente, basandosi sui loro stessi sentimenti o sulla energia o la vibrazione che colgono dalla città, dal suo tempo atmosferico, dalla sua gente e naturalmente dal luogo della performance”. Per assicurare l’ascolto di raga di vari momenti della giornata, i concerti sono stati pianificati in orari diversificati, la mattina, il pomeriggio e la sera. “Ciascun raga è una serie di strutture musicali con motivi melodici specifici che, nella tradizione musicale indiana si ritiene abbiano la facoltà di ‘colorare la mente’ e di muovere le emozioni del pubblico” sottolinea Sandeep Virdee e solo al momento dello spettacolo i musicisti sceglieranno il raga più adatto su cui basare le proprie esecuzioni.

La prima giornata, il 22 giugno, inizia alle 15.30 alla Sala Corelli del Teatro Alighieri, con una dimostrazione condotta dalle sorelle Ranjani & Gayatri, voci simbolo dei virtuosismi della musica carnatica, considerate ambasciatrici della musica classica indiana e rese celebri da concerti e presenze in programmi radiofonici e televisivi. È una donna la protagonista anche dell’appuntamento serale, alle 21.30 alla Basilica di San Vitale, in cui Debasmita Bhattacharya propone la musica del proprio sarod, accompagnata ai tabla da Gurdain Rayatt, in un concerto intitolato Escape into Night Ragas. La giovane Bhattacharya è stata avviata dal padre allo studio del sarod, un liuto diffuso nell’India del nord e derivato dal rabab afghano, tradizionalmente riservato agli uomini. È ora un’artista riconosciuta in India e in Europa, come Gurdain Rayatt, nato in Gran Bretagna, allievo di Bhai Gurmit Singh Virdee e di altri maestri, da cui ha appreso le tecniche percussive di vari repertori e stili della musica indostana. Esempio dell’integrazione tra culture diverse, nel percorso accademico di Gurdain Rayatt non mancano studi di musica per cinema e composizione al King’s College di Londra e alla University of West London. E non si tratta di dettagli informativi: sono parte dell’obiettivo di integrazione ed inclusione del Darbar Festival la valorizzazione delle donne, per le quali, ammette Sandeep Virdee, è più difficile “l’accesso alla formazione e alle opportunità performative che meritano” e pure i progetti di sperimentazione che coinvolgono musicisti e tradizioni diverse, come la collaborazione con la Philharmonia Orchestra di Londra, nell’ambito del progetto Universal Notes.

Il pomeriggio del 22 giugno prevede inoltre la proiezione del film Alain Daniélou: il Labirinto di una vita, alle 18 alla Sala Corelli del Teatro Alighieri, (ingresso libero) alla presenza dell’autore, Riccardo Biadene e di Sandeep Virdee. Il film racconta il viaggio musicale, esistenziale e spirituale che Alain Daniélou bretone d'origine, figlio di un ministro socialista e con un fratello cardinale, amico di A.Gide e J.Cocteau - intraprende dal 1932 con il compagno fotografo Raymond Burnier alla volta dell'India, lasciando un Occidente che non lo soddisfa. Dopo un periodo in Bengala presso lo scrittore premio Nobel Rabindranath Tagore, si stabilisce sulle rive del Gange a Benares, nel cuore della tradizione indiana. Qui vive nel palazzo di Rewa per quasi 20 anni studiando il sanscrito, i testi vedici, la filosofia, la musica e la danza indiane, alla ricerca di un'armonia fra natura e spirito che il continente in cui è nato sembra aver dimenticato. Diventa hindu e continua a ricevere visite di personalità indiane e occidentali, quali Jawaharlal Nehru, Jean Renoir, Cecil Beaton, Eleanor Roosvelt o Roberto Rossellini. Alain Daniélou - che può essere definito l’uomo che ha portato l’India in Occidente - diviene un poliedrico studioso, indianista e musicologo di prima grandezza, che dal 1950 sotto l’egida dell’UNESCO registra e pubblica la prima collana di world music classica della storia e porta in Occidente i grandi musicisti d’Oriente, rivendicando un ruolo paritario per le musiche classiche non occidentali. Nel 1963, rientrato in Europa, fonda e dirige il primo Istituto Internazionale di Studi per la Musica Tradizionale a Berlino, e poi a Venezia l’Istituto Internazionale per gli Studi di Musica Comparata - attualmente attivo presso la Fondazione Giorgio Cini. Infine, nel 1969 dà luogo nei pressi di Roma alla Fondazione Harsharan - oggi Fondazione India-Europa di Nuovi Dialoghi - ove continua sino alla fine dei suoi giorni (1994) a tradurre testi classici indiani (Ramayana, Kamasutra) e a scrivere articoli e libri sulla mitologia e i riti arcaici (Shiva e Dioniso).

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietti:
Dimostrazione di musica carnatica (biglietto 5 euro)
proiezione del film-documentario “Alain Daniélou: Il Labirinto di una vita”  (ingresso libero)
Escape into Night Ragas (posto unico non numerato 20 euro - I giovani al festival: fino a 14 anni, 5 euro; da 14 a 18 anni e universitari 9 euro).


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