We Have a Dream: la XXIX edizione di Ravenna Festival (1 giugno-22 luglio) ricorda Martin Luther King, simbolo della lotta per i diritti civili. A 50 anni dalla morte, le sue parole offrono l’occasione per una polifonia di suggestioni che da un lato scorre Nelle vene dell’America – terra del sogno per eccellenza – e dall’altro celebra nella sezione Il canto ritrovato della cetra la resilienza della musica. E se il programma sarà scandito dal susseguirsi di nomi prestigiosi e amatissimi dal pubblico, il Festival non dimentica la voce stessa della città, con la quale continua a sognare una manifestazione capace di celebrarne il patrimonio unico al mondo. Come non esclamare A j ò fat un sogn?

Nelle vene dell’America
Il Festival continua il proprio percorso tra eventi cruciali e icone del XX secolo, attraverso il ricordo del celebre discorso di Martin Luther King I have a dream, ed esplora l’enorme e determinante contributo degli Stati Uniti – grande melting pot di culture, etnie, religioni e lingue – nel definire la musica come la conosciamo oggi. Oltre al mito del musical Cole Porter, con il capolavoro Kiss Me Kate nella produzione di Opera North, il Festival celebra anche un’altra delle figure più rappresentative e amate della musica americana: in occasione del centenario della nascita, Leonard Bernstein sarà ricordato con l’esecuzione, fra le altre, della Seconda Sinfonia The Age of Anxiety. I programmi musicali daranno spazio anche al Minimalismo – altra invenzione totalmente americana – con le composizioni di Terry Riley, Philip Glass e Steve Reich; ma sarà eseguita per la prima volta in Italia anche Ritual di Keith Jarrett. Ospiti d’eccezione della sezione “americana” il poliedrico rocker d’avanguardia David Byrne, fondatore e frontman dei Talking Heads, e Thurston Moore, co-fondatore dei Sonic Youth, autentica istituzione della scena rock alternativa. Moore, tra i migliori chitarristi rock di tutti i tempi, sarà coinvolto nell’invasione delle 100 chitarre elettriche, un ricco e variegato omaggio allo strumento principe della popular music: lungo una settimana di soli ed esibizioni di massa, inclusa un’incursione fuori città che unirà idealmente il Delta del Po e quello del Mississippi, saranno eseguite anche composizioni commissionate per l’occasione ad autori americani e italiani, da Michele Tadini a Bryce Dessner, da Glenn Branca a Christopher Trapani.

Il canto ritrovato della cetra
Un altro strumento – la cetra – è invece simbolo della capacità della musica di rigenerarsi anche di fronte alla disillusione delle avanguardie e ai regimi dispotici. Attraverso il riferimento al Salmo 136 Super flumina Babylonis, il cui lamento per l’esilio babilonese è stato anche l’ispirazione per il coro del Va pensiero nel Nabucco e per Alle fronde dei salici di Salvatore Quasimodo, scritta durante l’occupazione nazista, la sezione esplora la possibilità di “ritrovare” la musica a dispetto della morte dell’arte teorizzata di fronte alle tragedie del XX secolo, prima fra tutte Auschwitz. E mentre The Sixteen, fra i prestigiosi cori coinvolti in quest’edizione, si esibirà in un concerto intitolato proprio al salmo 136, Lo splendore di Aleppo ricorderà la città siriana vittima della guerra nel repertorio musicale delle comunità siro-cristiana, armena, musulmana e giudaica. In questa sezione trovano inoltre spazio autori quali Alfred Schittke, Arvo Pärt e Valentin Silvestrov, quest’ultimo ospite del Festival cui sarà dedicato un percorso monografico che include il concerto dell’Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera Nazionale d’Ucraina, il concerto del Duo Gazzana e l’incontro con il compositore stesso.

Da sempre tra i più coraggiosi sogni che il Festival ha saputo sognare, il ponte di fratellanza de Le vie dell’amicizia raggiunge quest’anno proprio Kiev: Riccardo Muti sarà sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro dell’Opera Nazionale d’Ucraina e dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini per il doppio concerto che unirà Ravenna a una delle più antiche città dell’Est Europa. Un viaggio già illuminato dall’oro dei mosaici: simbolo di Kiev è infatti ancora oggi la Cattedrale di Santa Sofia, modellata su quell’Hagia Sophia di Costantinopoli le cui suggestioni si ritrovano anche nella ravennate San Vitale.

Accanto al concerto dell’Amicizia, Riccardo Muti dirigerà nella “sua” Ravenna, a 50 anni dal proprio debutto fiorentino, l’Orchestra del Maggio Musicale e un prestigioso cast vocale (Luca Salsi, Vittoria Yeo, Francesco Meli, Riccardo Zanellato) nel Macbeth di Giuseppe Verdi in forma di concerto. Il programma sinfonico si completerà con grandi orchestre e direttori: mentre alla guida dell’Orchestra Cherubini si alterneranno Wayne Marshall, Dennis Russel Davies e David Fray, Valerij Gergiev e James Conlon guideranno rispettivamente l’Orchestra del Teatro Mariinskij e l’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI; a L’arte della fuga di J.S. Bach sarà invece dedicato il concerto di Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone. Per la danza, tornano al Festival i coreografi Bill T. Jones ed Emio Greco, con due nuovi lavori in prima nazionale: rispettivamente A Letter to My Nephew e Apparizione, incentrato sui Kindertotenlieder di Gustav Mahler. La XXIX edizione è inoltre ricca di appuntamenti a teatro: dalla Napoli de L’amica geniale, nuova creazione di Fanny & Alexander, e di Tango glaciale di Mario Martone, riallestito nell’ambito del progetto RIC.CI; al confronto con il punto di vista islamico in Lettere a Nour di Rachid Benzine, prima nazionale con Franco Branciaroli, e in Maryam portato in scena da Teatro delle Albe su testo di Luca Doninelli nell’interpretazione di Ermanna Montanari; fino all’Antigone di Sofocle riletta da Elena Bucci e Marco Sgrosso (Le Belle Bandiere). Anche quest’anno un doppio appuntamento quotidiano attende il pubblico ai Chiostri Francescani, con l’omaggio a Dante delle 11, e alla basilica di San Vitale, con i Vespri delle 19.