© Marco Borrelli

Ravenna Festival
La lunga notte del BalFolk

ore 19
Musica e canti della tradizione dell’Appennino (le 4 province)
Stefano Valla piffero, voce
Daniele Scurati fisarmonica, voce
ospite Fabio Rinaudo cornamuse

ore 19.45
Musica dall’Alvernia
Michel Esbelin cabrette
Tiennet Simonnin accordéon

ore 20.30
Musica dalla Bretagna
Erwan Hamon bombarda, flauto
Janick Martin accordion

ore 21.15
Musica dal Poitou
Ciac Boum
Christian Pacher violino, voce
Julien Padovani accordeon, cori
Alban Pacher violino, cori

ore 22.30
Musica e canti dal Salento
Canzoniere Grecanico Salentino
Mauro Durante voce, percussioni, violino
Alessia Tondo voce
Silvia Perrone danza
Giulio Bianco zampogna, armonica, flauti e fiati popolari, basso
Massimiliano Morabito organetto
Emanuele Licci voce, chitarra, bouzouki
Giancarlo Paglialunga voce, tamburieddhu, percussioni
Donato Romano ingegnere del suono

Nel pomeriggio dalle 15 alle 17,30
Teatro Socjale di Piangipane
Workshop di BalFolk
docente Elena Spotti
musicista d’atelier Walter Rizzo cornamusa e ghironda

produzione di Ravenna Festival


È un gemellaggio danzante tra la collina francese e l’appennino italiano la lunga notte di Palazzo San Giacomo, che torna a esplorare, mescolare e spingere in avanti le tradizioni folk. C’è un filo conduttore non soltanto morfologico che lega la taranta salentina con le suggestioni celtiche ben rinvenibili nella musica popolare bretone e della regione del Poitou: un risuonare di organetti e accordéon, di zampogne e cornamuse su baccanali di percussioni da cui trapelano echi narrativi della canzone dei trovatori. Questo accade anche nei canti d’Alvernia, così fecondi da stimolare l’estro di compositori novecenteschi come Joseph Canteloube e Luciano Berio, traghettatori della tradizione nelle complessità del mondo contemporaneo, dove i suoni che sanno d’eterno trovano asilo con baldanzosa naturalezza.

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