© Silvia Lelli

Rivoluzioni in musica
Teatro Stas Namin di Mosca
ricostruzione dell’opera cubofuturista russa
Vittoria sul sole
(1913)

Opera in 2 agimenti e 6 quadri

musiche Michail V. Matjušin
interpretate e arrangiate da Aleksandr Slizunov
prologo Velimir Chlebnikov
libretto Aleksej Kručënych

regia Stas Namin, Andrej Rossinskij
costumi dai bozzetti di Kazimir S. Malevič
scene, video installazioni Grigorij Brodskij dai bozzetti di Kazimir S. Malevič
coreografie Ekaterina Gorjačeva

interpreti
Aleksandr Bogdanov, Grigorij Brodskij, Ivan Fedorov, Ekaterina Gorjačeva, Julja Grigor’eva, Ivan Guskov, Anna Jakimova, Ilina Kudrjavtseva, Jana Kutz, Oleg Litskevič, Konstantin Muranov, Nikolaj Novopašin, Vladimir Filippov, Andrej Jakimov,
Valerij Zadonskij, Vera Zudina

Aleksandra Popova primo pianoforte
Anastasja Makuškina secondo pianoforte

assistente alla regia Irina Potapova
responsabile di produzione Aleksej Akimov
ingegneri del suono Vladimir Asonov, Aleksej Panin
disegno luci Aleksandr Pejkov
luci Dmitrij Birjukov, Ruslan Fattechetdinov
ingegnere video Maksim Mašanov
trucco Svetlana Šarova
assistenti ai costumi Ksenja Avanesova, Inna Dementjeva
accessori Tat’Jana Stjužneva
assistenti di palcoscenico Viktor Gamanov, Aleksej Suravov

Teatro Stas Namin allestimento del 2013
in collaborazione con Museo Russo di Stato di San Pietroburgo
direttore Vladimir Gusev
redattore capo Evgenja Petrova
art director della casa editrice Joseph Kiblitsky

(in russo con sovratitoli in italiano)

prima italiana


L’opera

È il luglio del 1913 quando in Finlandia, nell’estrema propaggine dell’impero, si incontrano tre dei massimi esponenti dell’avanguardia russa: il pittore Kazimir Malevicˇ, il poeta Aleksej Krucˇënych e il musicista Michail Matjuin. Come era consuetudine in quei tempi fecondi, ne sortisce un “manifesto” che annuncia la creazione di una misteriosa opera dal titolo Vittoria sul Sole – a scrivere il prologo sarà Velimir Chlébnikov (maestro, tra gli altri, di Majakovskij). Ai primi di dicembre a San Pietroburgo, tra entusiasmi e indignazione, va in scena un’opera (in due atti, ovvero “agimenti”, composti rispettivamente di quattro e due quadri) dai toni assurdi, drammatici e patetici assieme in cui si annuncia l’annientamento dell’obsoleta e tradizionale logica terrena, simboleggiata dal Sole, e l’avvento di un caos futurista che supera i limiti della comprensione umana.
Il prologo, così come il resto dell’opera, fluisce in un linguaggio che intreccia termini reali ad altri inventati, o meglio ascrivibili al linguaggio “transmentale”, in cui le parole femminili vengono trasformate al maschile (la misoginia è un tratto tipicamente futurista) e soprattutto la costruzione sintattica viene scardinata, riprendendo la tecnica pittorica cubista della scomposizione degli elementi.

Primo Agimento
Primo quadro (pareti bianche e pavimento nero). Il sipario non si solleva, ma viene strappato da due Forzuti futuristi che, al grido di “Tutto è bene quel che comincia bene!” e “Non ci sarà fine!”, dichiarano guerra contro il Sole, seguiti da Nerone/Caligola, simbolo della tradizione da abbattere, dal Viaggiatore in tutti i secoli e dal Malintenzionato, che instaurano un dialogo interrotto dall’ingresso di una mitragliatrice futurista, di un Attaccabrighe e di un Nemico, protagonisti di uno scontro. Un discorso del Malintenzionato, che mima mosse da calciatore, conclude il primo quadro.
Secondo quadro (pareti e pavimento verdi). In scena ancora il Malintenzionato a cui si uniscono dei Guerrieri nemici, eppoi degli Sportivi e i Forzuti futuristi che descrivono la battaglia contro il Sole annunciando la vittoria ormai prossima (“Il sole infine è eclissato/il buio intorno è fitto/prendiamo i nostri coltelli/e chiusi a chiave aspettiamo).
Terzo e Quarto quadro (pareti e pavimento neri). Molto brevi, vedono in scena, vedono in scena rispettivamente dei Becchini e le Persone che portano il Sole prigioniero, concludendo il primo “agimento” con la proclamazione della sua definitiva sconfitta.

Secondo Agimento (nel Decimo Contrado)
Quinto quadro. Si apre su una scena rovesciata (“sono raffigurate case con le pareti esterne ma le finestre danno stranamente verso l’interno…”), in cui compaiono vari personaggi: “Occhio screziato”, i Codardi, i Nuovi, un Declamatore, il Grassone. Essi descrivono il nuovo mondo senza Sole, un mondo in cui non c’è più forza di gravità, molti sono stati colti da pazzia e non esiste il passato.
Sesto quadro. Il Grassone, un Vecchio abitante, un Lavoratore attento continuano a descrivere l’universo capovolto conquistato dopo la caduta del Sole, caratterizzato dalla supremazia della velocità e della tecnica nonché dal caos a causa del quale la disposizione delle cose cambia continuamente. Altri personaggi entrano in scena cantando il nuovo mondo, fino all’entrata finale dei Forzuti futuristi che, tornando sulle parole pronunciate in apertura, concludono l’opera: “Tutto è bene quel/che comincia bene/e non ha fine/il mondo perisce ma noi non avremo fine!”.


Durata:
1h 10’ senza intervallo

Programma di sala