Trilogia d’autunno: Mozart 1791

Requiem
in re minore K. 626

Silvia Frigato soprano
Margherita Sala contralto
Ilker Arcayürek tenore
Francesco Leone basso

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
direttore Ottavio Dantone
Coro della Cattedrale di Siena Guido Chigi Saracini
maestro del coro Lorenzo Donati


«Nacque al mondo un sole»: traslando in musica il verso dantesco che celebra Francesco, si può arrivare naturalmente a Wolfgang Amadeus Mozart, alla sua straordinaria parabola artistica. Che si conclude troppo presto nel 1791, un anno funesto, quindi, ma anche estremamente fecondo e ricco di commissioni e di capolavori: è alle prese con Il flauto magicoquando un misterioso committente gli ordina il Requiem, ma la composizione del Singspiel è interrotta anche da La clemenza di Tito, composta in soli 18 giorni per l’incoronazione del re di Boemia. Ma il catalogo estremo è punteggiato anche di pagine quali l’Ave Verum Corpus, il Concerto per clarinetto e orchestra, l’Adagio in do maggiore per glassarmonica… Ecco, è a quell’anno frenetico e drammatico che è dedicata la quindicesima edizione della trilogia d’autunno.

Una trilogia tutta affidata all’esperienza e alla maestria indiscutibile di Ottavio Dantone e, insieme, al rigore creativo di Chiara Muti, impegnata a progettare una nuova Clemenza, ma anche una drammaturgia del tutto originale: L’ultimo incanto. In cui, prendendo le mosse proprio dalle suggestioni e dalle musiche di quell’ultimo impeto creativo, impagina un racconto visionario – intessuto di arie, dialoghi, lettere -, avvincente riflesso della vita di Mozart.
Ancora una volta, secondo le consuetudini di una vera e propria “fucina dell’opera”, collaudatissima macchina teatrale capace di scomporre e ricomporre la scena, sullo stesso palcoscenico, una sera dopo l’altra. In una sorta di imperdibile immersione totale nell’estremo e sublime gesto mozartiano.