© Zani-Casadio

Musica e cinema
Charlie Chaplin “City Lights” (1931)


Orchestra Arcangelo Corelli
Timothy Brock direttore

musiche originali di Charlie Chaplin, José Padilla
ricostruite da Timothy Brock
in collaborazione con la Cineteca di Bologna

City Lights © Roy Export S.A.S
Music for City Lights Copyright © Roy Export Company Ltd. and Bourne Co.

Charlie Chaplin™© Bubbles Incorporated S.A.

La proiezione è supportata dal servizio di audiodescrizione per il pubblico non vedente e ipovedente, in occasione dei 100 anni dalla nascita dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (U.I.C.I.), la celebre pellicola del 1931 scritta, diretta ed interpretata da Charlie Chaplin, sarà accessibile anche per il pubblico non vedente e ipovedente, grazie all’audiodescrizione in diretta, realizzata dal Centro Diego Fabbri di Forlì, con il sostegno dell’U.I.C.I, sezioni di Forlì – Cesena e Ravenna.


Le luci si riaccendono in sala, gli occhi di Albert sono lucidi. È il 30 gennaio 1931 e, nel Los Angeles Theatre, il padre della teoria della relatività, il genio per antonomasia, è commosso da una pellicola muta che, a ben guardare, sembrava destinata a risultare obsoleta – sono infatti questi gli anni in cui il sonoro conquista registi e pubblico. Eppure Einstein, al pari di tutti gli spettatori di quella premiere di cui il fisico è l’ospite d’onore, non sa resistere al vagabondo di Charlie Chaplin: “the Tramp” non è mai stato così divertente, così coraggioso, così romantico, quanto in City Lights. Contro ogni aspettativa, Luci della città trionfa in un’epoca crescentemente dominata dai talkies, i film parlati il cui successo spinge la maggior parte delle sale a liberarsi delle orchestre. E Chaplin, che aveva sempre preferito la musica dal vivo per i propri film, si è ritrovato per la prima volta a comporre integralmente la colonna sonora, con la cura maniacale che lo contraddistingue. Timothy Brock, sapiente restauratore del corpus musicale del regista, dirige l’orchestra per esaltare ogni straordinario dettaglio della partitura. “Se il film non piace,” sostiene in fondo Chaplin, “il pubblico dovrebbe per lo meno poter chiudere gli occhi e godersi la musica”.

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