Dal 2012 il Festival si è esteso nel corso dell’anno, fuoriuscendo dai confini estivi in cui era tradizionalmente collocato per approdare ai mesi autunnali con la felice invenzione della “Trilogia d’autunno”, un’ambiziosa formula che alterna tre opere sullo stesso palcoscenico sera dopo sera. Dopo gli amatissimi capolavori “popolari” di Giuseppe Verdi (Rigoletto, Il Trovatore, La Traviata), la dedica al compositore di Busseto si è rinnovata nel 2013 per il bicentenario della nascita con i suoi lavori “shakespeariani” (Macbeth, Otello, Falstaff). Nel 2014 la Trilogia ha offerto l’occasione di ammirare il Balletto del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo (Il lago dei cigni, Giselle, Trittico ’900), mentre l’omaggio a Giacomo Puccini e al suo capolavoro La Bohème ha celebrato nel 2015 il genio di un altro dei grandi operisti italiani universalmente noti. Nel 2016 nuove produzioni dei principali teatri ungheresi (La contessa Maritza di Kálmán, Il pipistrello di Strauss e La vedova allegra di Lehár) hanno accompagnato il pubblico lungo il Danubio, per un trittico dedicato al genere dell’operetta e alla cultura mitteleuropea. Nel 2017 la Trilogia ha invece portato in scena tre capolavori “sull’orlo del Novecento” (Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, Pagliacci di Ruggero Leoncavallo e Tosca di Giacomo Puccini) e Verdi è tornato protagonista nel 2018 con NabuccoOtelloRigoletto.

Quest’anno, dall’1 al 10 novembre, tre donne straordinarie, tre diversi stili, tre momenti inconfondibili di uno stesso secolo: il respiro purissimo del belcanto che Bellini esprime in Norma (1831) è seguito dai vertici del melodramma ottocentesco con Aida (1871) di Verdi. Passano quattro soli anni e quel mondo nuovo che lo stesso Verdi sente nell’aria, e che lo spingerà a un lungo silenzio, comincia a prender corpo nel capolavoro di Bizet, negli impeti irresistibili di Carmen (1875) – non è ancora verismo ma già se ne intravede il grido. In un insospettato gioco di rimandi, colori belliniani si insinuano nella partitura verdiana che a sua volta anticipa bagliori di gesti futuri. A unire tre donne capaci di scegliere la morte, affermando la libertà assoluta di fronte al proprio destino: alla fede, all’amore, alla libertà.