Trilogia d’autunno
Sull’orlo del Novecento

Tosca

melodramma in tre atti
libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
dal dramma La Tosca di Victorien Sardou
musica di Giacomo Puccini

direttore Vladimir Ovodok
regia e ideazione scenica Cristina Mazzavillani Muti
light designer Vincent Longuemare
visual designer David Loom
video programmer Davide Broccoli
costumi Alessandro Lai

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
maestro del coro Corrado Casati
Coro di voci bianche Ludus Vocalis diretto da Elisabetta Agostini


Tre opere, tre diversi titoli si susseguono, una sera dopo l’altra, sullo stesso palcoscenico, in un vero e proprio “tour de force” lirico: ancora una volta, il Festival sfodera risorse capaci di trasformare il Teatro Alighieri in una instancabile macchina produttiva. E lo spazio scenico in una claustrofobica scatola dell’angoscia, che si apre e si chiude, trasfigurandosi e dando voce e corpo al gesto tragico che attraversa questi capolavori: la morte in duello, il suicidio, l’omicidio… sentimenti messi fino in fondo alla prova. Visionarie proiezioni per la travolgente passione di Cavalleria rusticana, schegge di luce taglienti e micidiali per Pagliacci, ancora luci e proiezioni per la Roma chiusa e soffocante di Tosca. Eppoi, l’audacia di giovani voci e la freschezza di un gesto direttoriale formatosi proprio in questo teatro, all’Accademia di Riccardo Muti.

Il tramonto di un’epoca si fonde all’alba di nuovi tempi: è sul finire dell’Ottocento che il melodramma italiano ritrova nuova linfa, in quegli anni in cui tutto – idee e linguaggi e sperimentazioni – conduce irresistibilmente alla modernità, a quel grumo di senso che precipita fino al cuore del Novecento, irradiandosi sino a noi. Nel 1890 la fulminante immediatezza espressiva di Cavalleria rusticana conquista i teatri imponendo il verbo “verista” in musica, e due anni dopo, Leoncavallo trasfigura un vecchio fatto di cronaca nelle tinte fosche di una passionalità senza scampo: la “parola scenica” esplode caricandosi di una tradizione lunga secoli e dandogli nuova luce. Quella luce che splenderà appieno nell’eroismo tragico di Tosca, nella forza drammaturgica e nella raffinatezza della partitura con cui Puccini inaugurerà il nuovo secolo.