Trilogia d’autunno

Otello

dramma lirico in quattro atti
libretto di Arrigo Boito dalla tragedia Othello di William Shakespeare

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
direttore Nicola Paszkowski

light designer Vincent Longuemare
visual designer & video programmer Davide Broccoli
costumi Alessandro Lai
regia e ideazione scenica Cristina Mazzavillani Muti


Una nuova maratona lirica: tre titoli che si susseguono una sera dopo l’altra sullo stesso palcoscenico, ritmi serrati e un laboratorio che gioca sul filo dell’invenzione e della creatività, intrecciando giovani talenti e moderne tecnologie. È la trilogia d’autunno, che ancora una volta sceglie di indagare il genio di Giuseppe Verdi, trasformando il palcoscenico dell’Alighieri in una vera e propria “fabbrica dell’opera”, capace di dare corpo e voce a tre diversi momenti del suo percorso artistico. A una produzione inedita si affianca la rilettura di lavori già presentati (dal “repertorio” che la formula autunnale già può vantare): muovendo dall’afflato biblico e corale che domina il Nabucco, alla luce che scaturisce dal buio esaltando l’anima di Rigoletto, fino al drammatico contrasto cromatico che unisce/separa Otello e Desdemona.

Non poteva che essere Nabucco ad aprire la Trilogia destinata a ripercorrere la straordinaria parabola creativa di Verdi. L’opera con cui, nel 1841, egli riesce a risorgere dalle avversità del destino e a riprendere in mano la propria vita, di uomo e di musicista, e in cui la dimensione biblica e profetica sfocia in un affresco corale capace di assorbire e sussumere in sé le singole individualità, verso un’ideale unione dei popoli. È in quella partitura che si gettano le basi del successo irresistibile di Rigoletto, primo tassello nel 1851 del trittico “popolare”, e tra tutte l’opera prediletta dall’autore, per la definizione viva del protagonista in un quadro di perfetta unità drammatica. E, in fondo, anche dell’estremo rinnovamento che in Otello (1887) germoglierà dal verbo shakesperiano, approdo inevitabile della “parola scenica” verdiana.