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Il canto ritrovato della cetra

Lo splendore di Aleppo
Canti d’amore e di lode delle comunità siro-cristiana, armena, musulmana e giudaica

Razek-François Bitar controtenore

Salim Saroueh violino
Nabil Hilaneh oud
Georges Saade riqq e darbuqa

narrazione Paolo Scarnecchia


Cinque anni sono bastati a ridurre una città come Aleppo, che per secoli ha colpito i viaggiatori per ricchezza culturale e cosmopolitismo, in un cumulo di macerie, da cui la popolazione è ora in gran parte fuggita. Simbolo della musica di tutto il Vicino Oriente, Aleppo non aveva eguali per il patrimonio di canti liturgici e devozionali cristiani e delle comunità siriache e armene, ed era nota per la muwashshah, poesia strofica con ritornello di origine medievale, fiorita nelle corti della Spagna musulmana. Ai suoi musicisti, nati in un intreccio di culture che comprende le radici storiche della civiltà sefardita e il prezioso repertorio di canti della tradizione ebraica, e che vanta il celebre Codice di Aleppo, uno dei più antichi manoscritti del testo masoretico, in ebraico, dell’Antico Testamento, non resta che riproporne la memoria nella loro diaspora.


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