Teatro dei Due Mari, Daf – Teatro dell’Esatta Fantasia
Il Ciclope
tragedia satiresca di Euripide

traduzione di Filippo Amoroso
con Edoardo Siravo, Giovanni Moschella,
Eugenio Papalia, Francesco Natoli, Michele Falica, Patrizia Ajello, Tony Scarfì
drammaturgia e regia Angelo Campolo
musiche originali di Marco Betta
eseguite dal vivo da Francesco La Bruna violino
movimenti scenici Sarah Lanza
scene e costumi Giulia Drogo
sound designer Giovanni Puliafito
assistente alla regia Simone Corso

produzione Teatro dei Due Mari, compagnia Daf-Teatro dell’Esatta Fantasia


Chi sono oggi i “primitivi”? Sono così diversi da noi coloro che arrivano da fuori e parlano altre lingue? Ecco le domande sottese alla nuova lettura dell’unico dramma satiresco a noi giunto per intero, rappresentato nell’Antico Porto di Classe (a cui approdava chi veniva da fuori), e che gioca con l’abitudine a vedere in Polifemo la bestiale creatura che l’astuzia di Ulisse saprà sconfiggere. In Euripide il selvaggio ciclope è consapevole di sé e alla lezione di “civiltà” impartitagli dall’eroe di Itaca risponde con la sua personale filosofia: “Il denaro, omiciattolo, è il dio dei saggi. Tutto il resto sono chiacchiere e belle parole. Io me ne infischio! Mangiare e bere giorno per giorno: questo è il mio sommo dio”. Ora che i miti sono caduti, il “barbaro” sembra una figura degenerata della civiltà occidentale, lo specchio deformante di un sistema di valori che sta cadendo a pezzi.